amazing place

E’ proprio il caso di dire #ritrovamenti !

Oggi sembrava la festa del #luogoabbandonato. Sul web hanno imperversato alcuni, bisogna dirlo, dei post più interessanti visti negli ultimi mesi. Immagini a dir poco spettacolari di luoghi dimenticati in giro per il mondo, istallazioni fatiscenti ormai risucchiate nella vegetazione, costruzioni dalle vestigia nobili sgretolate dall’incedere di una natura lenta ma inesorabile. Pensavo a “the day after” o alla serie di successo di #Discovery “La terra dopo l’uomo” una splendida visione di un mondo libero dagli uomini e una natura a cui poco importa di quanto noi si possa essere rispettosi o invasivi, basta lasciarle un po’ di spazio e ci pensa lei a rimettere le cose al suo posto.

Facile cancellare le tracce degli esseri umani, basta così poco a risucchiare tutto nell’oblio dell’inesistenza che questi #ritrovamenti fanno riflettere su quante volte ancora avremmo potuto abitare questo pianeta, auto-cancellandoci, senza lasciare traccia alcuna. Cosa ci affascina di queste immagini che ho raccolto da portali come architecture&design o Boredpanda? Un certo feticismo vintage? Oppure una latente voglia di vedere queste “cavallette umane” cancellate definitivamente da un pianeta sofferente? E’ più il gusto artistico di una composizione così perfetta nel suo dramma? Oppure un’inquietudine generata dalla consapevolezza che prima o poi … s’ha da sparire!

Questo spettacolare cimitero di navi, ad esempio, non poteva che essere nel #triangolodellebermuda. Una striscia di acciaio indistruttibile sgretolata dalla quiete e dal tempo. Il mare si prende il suo spazio.

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Questa città di pescatori in #russia fa soffrire. Non sai quando arriverà il prossimo morso, se il mare si ritrarrà lasciando alle piante l’onere della “pulizia” oppure deciderà di fare un sol boccone di questi rimasugli urbani.

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Questa torre di raffreddamento in #Belgio è inquietante. Il nucleare? Ce n’è abbastanza per distruggere l’uomo, ma non per cancellare la vita 🙂 Meno male.

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Ecco scoperto da dove è nato il progetto del “bosco verticale”: gli appartamenti di lusso con #giardinoverticale realizzati nel nuovo quartiere milanese ideato per l’#Expo2015. Tra l’altro sono stati riconosciuti tra i 10 edifici residenziali più belli del mondo, e questo allora che rappresenta l’ante-litteram?

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Facciamo una scommessa sulla noia che affligge l’uomo. Questo è l’annuncio: “Soggiorna nel primo #naturehotel” interamente progettato dalla natura, vivi il tuo primo e unico soggiorno di lusso nella location più vintage che esista. 500€ a notte. Facciamo sold out, ne sono sicuro.

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Questa stazione è forse più bella adesso di quanto non lo fosse in piena attività. Meglio questo contrasto così pacifico e fresco o il via vai di frustrati passeggeri rigorosamente in completo blu o grigio, con scarpa laccata e trolley portati come asini per i soprabiti? Mica voglio fare il polemico contestatore, ma certi cliché sono così evidenti da rendere impossibile distinguere le persone. Diamine!

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E se possiamo abbandonare anche castelli come questo, quanto pensi possa valere il luogo in cui abiti oggi? Non sarebbe meglio progettare con l’idea di una durata “finita” e con il principio di programmare anche il riutilizzo o lo smaltimento o almeno il disgregamento?

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Un vero capolavoro a #Sorrento.

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Abbiamo proprio la mania di divertirci e uscire lasciando il locale da pulire. Da qui si vede il profilo etico di una specie, perché quando estendi l’arco temporale a una visione di centinaia di anni o di millenni non parli più di incuria o inquinamento, affiora con violenza un profilo di razza stranamente inadeguato al mondo e alla natura. Siamo sicuri che questa specie sia di questo mondo? Possibile che lo abiti e non sia in grado di integrarsi senza lasciare traccia o fare danni? E lo dice uno che ha la passione per l’ars venandi e la natura degli uomini davanti alla natura e in confronto ad essa, un po’ la vive. A me desta molti sospetti.

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Distendiamoci. Loro si che hanno trovato un giusto accordo.

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Cimitero di macchine se visto nell’arco di 20 anni, discarica inquinante se vista in un arco di 100 anni, concime se vista nell’arco di millenni.

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Uno dei pochi luoghi in cui questi alberi sembra ci siano sempre stati. Alcune architetture sembra possano sopravvivere all’uomo, alla sua storia, alla sua sciocca cultura e soprattutto alla sua memoria. Avanzano inesorabili perché portano in sé il seme di qualcosa di oggettivo, assoluto, qualcosa che appartiene all’ordine del conoscere e non a quello del sapere.

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Questa è una delle mie preferite! La Jet Star Rollercoaster nel New Jersey, una scultura in mezzo al mare, degno monumento al divertimento e alla poca responsabilità. Tranquilli tra una trentina d’anni resterà solo qualche spuntone pericoloso per i surfisti.

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Quest’altra invece è in Giappone. Si lo so il primo pensiero è quello della bomba atomica, no? Scenario fumoso e desaturato, ideale per un evento così drammatico. Magari no … magari è solo alla periferia di un centro fieristico. Non tutti i muri sono li per dividere.

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La biblioteca russa che potrebbe essere la più ovvia delle istallazioni in una biennale. Siamo bravi a ricordare la storia attraverso un’abile via per eluderla e ignorarla, la trasformiamo in arte, ne celebriamo il valore, ne fissiamo il ruolo e poi cancelliamo il ricordo dalle generazioni che di quell’epoca vivranno solo la superficie dello sforzo artistico. Povero artista … se tu sapessi …

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L’unico parco giochi di Berlino Est ai tempi del muro. Cosa volete che gliene freghi al tempo, della nostra storia!

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La “piccola cintura ferroviaria” che serviva nel 1852 #Parigi abbandonata e divenuta un giardino metropolitano dall’insolita omogeneità. Ironico.

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Questo luogo dedicato all’attività navale militare in California è semplicemente psichedelico.

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Una foresta galleggiante in #Australia. Sembra proprio una beffa, come se gli alberi si divertissero a scimmiottare la caducità delle cose dell’uomo: “facciamo un giro per mare?”1078

E qui si pensa a Shining! Che pizza … ogni luogo è prima di tutto la proiezione di noi stessi, il crogiolo delle nostre sensazioni e delle nostre memorie, e delle nostre fisse cinematografiche. E’ giusto che siano fragili e scompaiano, dopotutto la cultura che plasma il mondo dell’uomo in millenni, non sopravviverà al tempo.

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E per finire l’ultima di questa sequenza fotografica, quella che forse meglio rappresenta la scomparsa, o meglio l’assenza. L’idea che si disperde, che si scioglie, che tramonta. C’è solo un avaro riferimento all’uomo, alla sua forma basica, quella del corpo, caduco e pesante, ormai in procinto di sparire.

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Questi luoghi sono splendidi, ognuno merita un viaggio, non per guardarli appassire mentre il mondo le divora, ma per vedere come per il tempo, in realtà, non siano mai esistiti.