Archibaleno. Perchè una sola architettura quando puoi farne 19? #Silken Puerta America #Madrid.

MADRID, GLI STUDI PIU’ INFLUENTI, LE MENTI PIU’ GENIALI DEL PANORAMA ARCHITETTONICO INTERNAZIONALE, TUTTI RIUNITI SOTTO UN UNICO TETTO.

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Audace, non solo al primo impatto, quello che mostra una livrea degna di una farfalla, quello che traspare dall’ambizioso progetto Silken Puerta Amercia di Madrid, di riunire in un’unica esecuzione il meglio degli studi di progettazione e le menti creative più ispirate dell’ultimo secolo. Un enorme arcobaleno di colori, di sensazioni, di impressionante susseguirsi di varietà e design, un arcobaleno di menti ancor prima, se pesato sui ben 19 studi coinvolti nell’impresa, un monito all’unità internazionale ancor prima che alla celebrazione delle architetture e degli stili e il risultato di una pacificazione così creativa non poteva che avere il colore dell’arcobaleno.

La base strutturale è stata pensata proprio per offrire la massima libertà di espressione agli architetti coinvolti nel progetto, per lasciarli liberi di interpretare e creare, importare il loro stile e definirlo secondo lo spazio che stavano realizzando, in ogni luogo e stanza si respira la cultura di provenienza, la scuola di appartenenza di ognuno di loro, per l’ospite è uno spettacolo, soggiornare al Silken ha il sapore dello spettacolo, dell’entertainment architettonico, del coinvolgimento.

Zaha Hadid, Norman Foster, David Chipperfield, Jean Nouvel, Ron Arad, Arata Isozaki, Marc Newson, Kathryn Findlay, Richard Gluckman, Javier Mariscal & Fernando Salas, Victorio & Lucchino, Plasma Studio, B+B uk, Jhon Pawson, Teresa Sapey, Chiritian Liaigre, Arnold Chan, una parte sostanziale di una sfumatura di genio e ricerca.

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L’ingresso si apre in un ampio spazio di 150 metri quadrati in cui Pawson ha sfruttato il dinamismo del legno per creare una hall d’accoglienza spaziosa e invitante. Dietro un ampio pannello le reception e gli ascensori sono a disposizione della clientela. Il legno crea continuità nella forma e si estende fino alle terrazze esterne.

Un monolite di sei tonnellate di marmo bianco di Carrara compone il front del bar all’americana, aperto per vedere ed essere visti. Newson lo ha fatto installare ancora prima del completamento della facciata, con i suoi otto metri e oltre, è una della parti più imponenti della struttura.

All’ingresso del ristorante, sulla sinistra, Liaigre ha distillato le sue Lagrima Negras, o black Tears, così si chiama il ristorante di ispirazione latina. Legno, pelle, vetro e alluminio, eleganza e piacere, linee che dal prezioso locale scendono fino alla cantina, un’alcova per 700 bottiglie che riposano sotto gli occhi degli avventori e delle lampade sistemate come vitigni sul soffitto del locale.

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Gli spazi che ha creato Zaha Hadid sono stupefacenti. La talentuosa architetta iraquena ha faticato in passato nel trasmettere il valore delle sue sinuose movenze architettoniche. Linee e curve che si addensano morbidamente negli spazi, pieghe di materie su cui gli occhi scivolano trasognanti, è uno stile assoluto il suo, di quelli che lasciano traccia nelle civiltà e la civiltà lo ha compreso in tempo, oggi le sue opere sono ispirazione per architetti e progettisti di mezzo mondo, sono ambite realizzazioni che impreziosiscono con autorevole arte paesaggi urbani e spazi aperti, nel Silken il Med Restaurant e una parte fondamentale delle stanze sono sue creazioni. Al primo piano del Puerta America il bianco fredda gli spazi, le linee morbide scaldano i sensi, ancora una volta è sorprendente muoversi all’interno delle sue realizzazioni. I Led, ormai futuro dell’illuminazione, sono ricami sotto la pelle dei materiali, i clienti comunicano attraverso frasi che si proiettano sui corridoi mostrando i servizi graditi.

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Il secondo piano è il luogo della provocazione di Norman Foster, un santuario urbano come è stato definito questo spazio realizzato insieme allo scultore basco Eduardo Chillida. La miscela ha generato un luogo prezioso, in cui l’ospite trova riparo dalle frenesie metropolitane, un punto di incontro tra gli uomini e i materiali, nella fusione sapiente di high tech e materiali come cuoio e moquette, spunti di raffinata modernità e tavolozza dei colori caldi. Le pareti sono assorbite dagli ingressi, la pelle bianca dona un senso di privacy ed eleganza, si è attirati all’interno dove si gusta il piacere di vivere una fantascienza vicina, reale, non più immaginata.

Dai corridoi sovrastanti emergono come una galleria d’arte le esibizioni di Nouvel e Chipperfield, gli spazi non si ridisegnano soltanto ma acquistano un nuovo valore, ridefiniscono il modo di viverli, di comunicare con essi, si arricchiscono di densità artistica e significato, interagiscono. A cominciare dai parcheggi sottostanti dove il colore fortissimo di rossi e aranci infuocati definisce un design dal forte contenuto grafico, si sale alla cima di un’opera di opere, un palazzo che espone se stesso alla vista e alla fruizione, il Silken Puerta America di Madrid non ha eguali al mondo, il lungo processo di progettazione premia i 3 anni di lavoro occorsi per realizzarlo, il risultato è un trionfo di colori e non potrebbe essere altrimenti.

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34.000 metri quadrati progettati come “porto” d’accoglienza per persone di diverse culture e diverse fedi, di nazionalità differenti, in questo luogo di comfort e lusso, gli ospiti incontrano la bellezza delle linee, interagiscono con il design, sono coinvolti dagli stessi ambienti, invitati a toccare, percepire con i sensi odori, colori e suoni che esaltano l’interpretazione artistico-architettonica degli spazi e creano un’atmosfera esperienziale unica. Un manifesto alla libertà, all’espressione, alle forme e ai materiali, ogni stanza della struttura è interpretata pensando al futuro, all’accoglienza, alle miscellanee di mood che trovano uno spazio comune in cui fondersi.

Non a caso esplodono sulle pareti esterne frasi e parole che invitano all’unione e alla libertà creativa, basta creare uno spazio comune e liberare l’estro delle persone per mostrare al mondo con quanta semplicità le diversità si uniscono e convivono.

IL QUINTO PIANO

Menzione speciale ai giovanissimi.

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Eva Castro e Holger Koehne, ovvero: Plasma studio. I progettisti che si sono conquistati il diritto a partecipare ad un progetto così ambizioso grazie alla vittoria ad un concorso sono forse l’espressione più dirompente della sperimentazione architettonica. Controtendenza e audacia: la loro proposta fortemente geometrica e contemporanea esprime il lato più giovane del Silken, il quinto piano è un trionfo di forme complesse, segmenti lineari che si intersecano, gli spazi sembrano ricavati da formule trigonometriche proiettate nel tridimensionale. Abbandonata l’idea del progetto alberghiero tradizionale i giovani Plasma hanno immediatamente recepito l’opportunità di partecipare ad un progetto che avrebbe sicuramente esaltato i prossimi canoni architettonici e rappresentato per molto tempo una forma di sperimentazione socio-professionale unica nel suo genere. La lobby d’ingresso è ricavata da lastre di acciaio inox, la sensazione distribuita da spazi forzati e colori cangianti trasforma l’habitat in una navicella spaziale. Le strisce di led si riflettono sul metacrilato esaltando sensazioni e suggerendo nuove visioni dell’ambiente, ad ogni passo le linee che inseguono l’ospite mutano la percezione dello spazio. Non c’è interruzione, tutto appare come un unico pezzo di materiale sfaccettato che si sottopone all’interpretazione del cliente per diventare lungo il suo corso ora la testa del letto, ora il bagno, ora il banco. Eclettico, sperimentale, audace e sorprendente, il quinto piano del Silken Hotel Puerta America ha una storia tutta a sé.

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